Cappelli: abuso di posizione dominante su grano antico?

Cappelli: abuso di posizione dominante su grano antico?

Si è conclusa la fase istruttoria dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che a seguito di numerose segnalazioni e di una cordata di istituzioni denunciatarie ha avviato un procedimento a carico di SIS spa (Società Italiana Sementi), contraente in esclusiva dell’accordo tramite il quale il CREA – il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ente di ricerca controllato dal Ministero delle politiche agricole – gli concedeva la riproduzione del seme Cappelli bio per 15 anni.

Nulla da dire sul braccetto Ministero – Ditta sementiera (o quasi, viste le ombre presenti sulle circostanze della concessione, già al tempo ritenute inique in un’interrogazione parlamentare finita a favore di SIS): di norma ogni semente non iscritta ai cataloghi che ambisca al mercato ‘sistemico’ segue un percorso di registrazione ministeriale e l’affidamento ad un privato per la riproduzione controllata della varietà.

Ma come inquadrato nel post precedente, la SiS è una galassia di interessi organizzati a più livelli, in cui si allineano tutti gli attori necessari per un’azione di controllo a vocazione monopolistica e nazionale: parliamo infatti di una ditta sementiera leader del settore, partecipata dalla BF Holding spa, gruppo finanziario e più grande proprietario terriero italiano; di Coldiretti, principale associazione di categoria agricola, che la controlla in un aperto conflitto di interessi, tra l’altro nemmeno celato con la sua sigla che campeggia ovunque nell’operato della ditta; dei Consorzi Agrari, soci della SIS e raccordi strategici fra agricoltori e opportunità produttive presenti su tutto il territorio nazionale.

Questa galassia, una volta completata attraverso accordi con alcuni trasformatori, pastifici per esempio, ha preso le sembianze di una filiera blindata, che ben presto ha ostacolato, quando non impedito, l’impiego della varietà agli agricoltori non aderenti al patto di filiera, attraverso “pratiche sleali, sfruttamento di una posizione di forza, diniego ingiustificato della fornitura delle sementi a coltivatori non aderenti alla Coldiretti e ingiustificati aumenti di prezzo pari al 60% rispetto al prezzo precedente”, come esprime in sintesi il documento diffuso dall’AGCM, (qui il testo integrale), in aperta violazione del Decreto-legge 1/2012, art. 62, al punto 2, che riportiamo: ‘Nelle relazioni commerciali tra operatori economici, ivi compresi i contratti che hanno ad oggetto la cessione dei beni di cui al comma 1, è vietato:

  1.  imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive;
  2. applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti;
  3.  subordinare la conclusione, l’esecuzione dei contratti e la continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre;
  4.  conseguire indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali;
  5.  adottare ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento.’

A quanto emerge dalle citate conclusioni, ciascuno di questi punti sarebbe stato sistematicamente violato, e tale violazione avrebbe coinciso con la strutturazione di un giro di affari colossale che avrebe messo sotto scacco centinaia di agricoltori, che si sarebbero visti impedire l’accesso alla varietà o la possibilità di produrne trasformati.

Un’operazione che forse voleva emulare l’efficacia della Kamut®International, una multinazionale canadese che produce semente e prodotti con il marchio omonimo sfruttando le proprietà nutrizionali del Khorasan, reso famoso al livello globale come ‘il grano della salute’ o ‘il grano dei faraoni’: qui la varietà registrata rimane libera e riproducibile, ma solo aderendo al Consorzio, istituito sulla base di proprietà intellettuale e copyright, può essere commercializzata con il famoso marchio. Comunicazione fuorviante a parte, si tratta di un paradigma di mercato suo modo lecito.

Ben lontano da quanto successo al Cappelli, verosimile esempio di appropriazione sleale di stampo privatistico di un bene libero da vincoli di diffusione, quale è una varietà regolarmente iscritta nel registro delle varietà da commercializzazione.

Ben lontano da una storia che pare di prevaricazioni e forzature, da questa storia da furbetti da strapaese.